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INTERVENTO DEL SINDACO ROBERTO MARCEDDU IN CONSIGLIO REGIONALE COME VICEPRESIDENTE REGIONALE UNCEM

Numero: 201007 Data: 13/10/2010 Categoria: NOTE E COMUNICAZIONI DEL SINDACO DI GAIRO

CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA

Seduta n.1000 del 05/10/2010

ASSEMBLEA STRAORDINARIA

(Stati Generali)

Martedì 5 ottobre 2010

Presidenza della Presidente LOMBARDO

La seduta è aperta alle ore 12 e 14.

Estratto del Verbale della seduta riguardante Roberto Marino Marceddu

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il rappresentante dell'UNCEM, Marceddu.

MARCEDDU, rappresentante dell'UNCEM. Un caro saluto a tutti, porgo i saluti anche da parte del presidente Oppus, che è impegnato oggi a Bruxelles, e non ha potuto presenziare a questa importante riunione. Ringrazio a nome di tutta l'UNCEM per l'occasione che ci è data di intervenire a un dibattito così importante, dove noi non interveniamo con lo spirito naturalmente di fornire delle ricette miracolose, ma, assolutamente, con lo scopo di fornire un piccolo contributo in termini di idee e di spunti di riflessione a un dibattito importantissimo per la nostra Isola.
La Costituzione italiana prevede la tutela delle zone di montagna, sia direttamente all'articolo 44, che tutti noi ricordiamo, che recita: ''La legge dispone provvedimenti a favore delle zone montane'', sia indirettamente all'articolo 3: ''Laddove si dispone l'obbligo di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che possono limitare l'eguaglianza dei cittadini''. Purtroppo, il legislatore nazionale, e anche quello regionale, ha spesso ignorato il dettato costituzionale. La montagna è sempre stata intesa dal legislatore come un luogo di fragilità, emarginazione, svantaggio, da assistere e sostenere per recuperarne o attenuarne il divario rispetto alle altre realtà territoriali. Una lettura che si è dimostrata perdente e che ha impedito lo sviluppo delle terre alte, indirizzate impropriamente verso modelli e traguardi che non le potevano appartenere; invece noi riteniamo che la montagna, compresa la montagna sarda, abbia una notevole potenzialità di sviluppo, insita proprio nelle ricchezze della sua diversità, fatta di risorse, di prodotti, di servizi e di stile di vita sani che offre a chi la abita. Essa può costituire un asse portante dello sviluppo sostenibile del nostro Paese, e una terra d'elezione per un'ipotesi di green economy. Le potenzialità che esprime sarebbero di tale portata da consentire di trasformare le criticità in opportunità, anche in un contesto di crisi economica globale come l'attuale, che tocca da molto vicino anche la nostra Isola. Il tema dei costi della politica, purtroppo, grazie ad un accanimento incessante anche da parte dei mass media, nonché da parte di alcuni esponenti politici e governativi, ha trovato spesso, negli ultimi dieci anni, ingiustamente, nelle comunità montane un facile capro espiatorio che ha consentito in realtà di mascherare degli sprechi che sono tuttora presenti e contro i quali bisognerebbe effettivamente agire. Certo, occorreva una riduzione del numero delle comunità montane, spesso includenti territori addirittura costieri, dazio peraltro pagato con la massima disponibilità da parte della montagna, ma non si è mai riusciti a porre in essere una vera riforma a vantaggio della montagna. E' stato e c'è tuttora un perpetuarsi di atteggiamenti punitivi che mirano alla cancellazione totale di questi enti, e quindi al mancato riconoscimento dell'articolo 44 della suprema Carta costituzionale. Anziché adeguate modifiche normative, è una rivisitazione delle funzioni loro attribuite dalla legge, con un profondo cambiamento, nel modello, da ente distributore di risorse e di finanza derivata a motore dello sviluppo locale. Anche la Sardegna non è sfuggita a quest'accanimento con la nuova legge numero 12 del 2005. Oggi sappiamo che sopravvivono solo cinque comunità montane, e sul versante finanziario, se tocchiamo anche questo tasto, se prima arrivavano alla montagna sarda 11 milioni di euro con il fondo ordinario, 4 milioni 500 mila euro dalla legge numero 25, 4 milioni 750 mila euro come fondo investimento, oggi, con la riduzione del fondo ordinario nazionale, se la Regione sarda non interviene, si pongono seri problemi anche per il funzionamento delle cinque comunità montane. Va rammentato come la Corte costituzionale recentemente abbia riconosciuto alla comunità montana la natura di ente autonomo, quale proiezione dei comuni che ad essa fanno capo, e ha altresì evidenziato l'autonomia dei comuni anche in virtù della loro potestà regolamentare statutaria. La Corte, soprattutto, ha sancito come la competenza delle comunità montane sia regionale, non più statale. Pertanto, vista la situazione sarda, preso atto anche della sentenza appena citata, considerato che la Regione sarda è l'unica regione d'Italia a non avere mai recepito la legge numero 4 nazionale, la numero 97 del '94, meglio conosciuta come legge della montagna, riteniamo urga la necessità di avere in Sardegna una legge nazionale sulla montagna, una programmazione organica per lo sviluppo delle terre alte, e risorse adeguate da destinare ad esse. E la legge numero 12 fa confusione, perché tende a volere omologare le comunità montane ad altre forme associative, definite impropriamente unioni, ma esse sono un'altra cosa, perché ambiscono ad assurgere al ruolo di soggetto propulsore dello sviluppo dei comuni montani, le comunità montane. Ma, anche alla luce delle recenti sentenze della Suprema Corte, si ritiene che la Regione debba fare chiarezza sul ruolo di queste comunità montane e assumersi la responsabilità di esprimere o meno anche in Sardegna ciò che altre regioni più sensibili ed evolute, parlo del Piemonte e dalla Valle d'Aosta, del Trentino Alto Adige, dell'Abruzzo, per rimanere negli Appennini, una concreta politica promontagna. Serve, cioè, da un lato pronunciarsi in merito alle funzioni e al riconoscimento di una condizione giuridica differente rispetto alle unioni, e alle condizioni economiche finanziarie e organizzative, dall'altro emulando l'esempio di altre regioni più sensibili, e attribuire anche, perché no, a uno degli Assessori regionali apposita delega per le problematiche della montagna. Non pretendiamo di fare quello che ha fatto il Piemonte, che addirittura istituì un Assessorato specifico per la problematica della montagna, ma almeno che ci sia un minimo di sensibilità da parte anche della nostra Regione. Il Piemonte, poi, addirittura è andato oltre, e ha attribuito alla comunità montana proprio quel ruolo che noi pensiamo sia un ruolo importante per lo sviluppo della nostra Isola, il ruolo di motore dello sviluppo montano, trasformando questi enti, effettivamente in termini di terminologia abbastanza obsoleti, in agenzia per lo sviluppo del territorio montano. In parole povere, occorre che anche la Sardegna metta i nuovi enti, comunque si chiamino, in condizione di funzionare, e preso atto del fallimento del modello di sostegno alle terre montane, non li concepisca più come meri distributori di risorsa per territori da assistere, ma come soggetti proattivi capaci di svolgere una funzione a valore aggiunto, in un modello di sviluppo socioeconomico e industriale sempre più green, e dove le terre alte, nell'ambito della pianificazione regionale e sub-provinciale, esprimano quella grande potenzialità che è insita per le risorse naturali ad esse connesse, essenziale per contribuire al superamento concreto della grave crisi che assilla la nostra Isola, e che è alla portata dei sardi proprio tramite un'intelligente interrelazione della montagna con le zone costiere e grandi hinterland urbani.
UNCEM è pronta a confrontarsi con tutti, ma occorre assolutamente non perdere tempo. Ci si rimbocchi quindi le maniche tutti insieme, si lavori nell'esclusivo interesse della Sardegna e dei sardi che hanno diritto ad avere risposte e una speranza per un futuro migliore, in un'isola ove le future generazioni si possono finalmente fermare anziché emigrare. Sulle problematiche della montagna ci sono state, e confortano in questo senso, le aperture e le sensibilità dimostrate fino alla scorsa primavera dalla Giunta regionale presieduta dall'onorevole Cappellacci, con i quali gli amministratori di montagna si stavano positivamente confrontando. Vennero individuati i principali obiettivi da perseguire nel breve periodo, e sui quali, nell'interesse della Sardegna e delle nostre genti, tutti dovremmo cercare di convergere. Il primo, superamento delle emergenze legate alla nascita dei nuovi soggetti, previsti dalla legge numero 12, quali trasferimenti patrimoniali, personale, risorse finanziarie per il funzionamento e l'avvio (ci sono addirittura dipendenti che non percepiscono lo stipendio da mesi), rivisitazione della legge numero 12, sia in base all'auspicato riordino degli ambiti territoriali da concordare con le autonomie locali, sia in base alla necessità dell'approvazione di una legge specifica della montagna sarda, anche in relazione all'improcrastinabile recepimento della legge quadro nazionale numero 97 del 1994. Terzo: individuazione di una nuova forma di rappresentanza delle terre alte che consenta l'evoluzione dal modello ''comunità montana'' a quello di ''soggetto per lo sviluppo del territorio montano''. Quarto: riconoscimento del diritto alle terre alte di dotarsi di un piano organico di sviluppo fortemente incentrato sulla green economy, nell'ambito della pianificazione regionale e senza confliggere con altri soggetti titolari di analoga funzione, al fine di perseguire l'obiettivo dell'autosostentamento almeno parziale del sistema montagna e di superare in prospettiva l'attuale concezione assistenzialistica. Quinto: ricostituzione di un adeguato fondo per la montagna da destinare ai nuovi soggetti rappresentativi delle terre alte. Noi pensiamo, caro Presidente, che la montagna sarda possa rappresentare non una realtà da assistere, ma una vera e propria risorsa al servizio di tutta la comunità sarda.
Grazie.
Roberto Marino Marceddu
Vice Presidente UNCEM
Sindaco di Gairo

Link di riferimento

http://www.consregsardegna.it/resoconti/resoconto.asp?idverbale=141000

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Titolo  Formato Peso
Verbale seduta n. 1000 del 05.10.2010 del Consiglio Regionale della Sardegna Formato doc 262 kb
Intervento del Sindaco di Gairo Roberto Marino Marceddu in Consiglio Regionale della Sardegna Formato doc 54 kb
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