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PARCO DEI TACCHI DELLA L.Q.N. 394/91 E L.R. 31/89: ALCUNE VERITA’!

Data pubblicazione on line: 01/03/2012 Data scadenza: 30/04/2012

PARCO DEI TACCHI DELLA L.Q.N. 394/91 E L.R. 31/89: ALCUNE VERITA'!
(GAIRO 1 MARZO 2012)

Leggo alcune affermazioni del collega di Ulassai riportate sul mensile diocesano ogliastrino ''L'Ogliastra'' aventi ad oggetto la materia del Parco dei Tacchi, che certamente profondamente si rispettano, ma sulle quali risulta indifferibile proporre alcuni diversi punti di vista.
Il Parco dei Tacchi nacque da un'intuizione del Comune di Gairo e da Lega Ambiente Ogliastra una decina di anni fa sulle ceneri del Parco del Gennargentu, onde trovare una soluzione alternativa ad esso, sia sotto il profilo del modello e dei contenuti che della normativa vincolistica e centralistica, ma anche per cercare di porre fine alle tensioni provocate dal decreto Ronchi che imperavano in quegli anni.
L'idea confezionata in un apposito Piano, aperta al contributo di tutti, ricca di spunti e contenuti concreti, venne presentato a Gairo ai Sindaci dell'area inquadrata in quella dei Tacchi e non di Quirra (compresi quelli della Barbagia di Seulo) dall'Amministrazione di Gairo con l'apporto del Professor Dall'Ara, esperto di Marketing e di Parchi, il 17 gennaio del 2005. Successivamente si presentò l'idea al Presidente Soru ed alla Regione, ma pessima fu l'idea di, nello scipparla a Gairo che ebbe il merito di proporla, gestire politicamente ed in chiave elettorale la stessa, riconducendola nell'alveo della normativa che tante lacerazioni aveva già creato nell'isola (e non solo)!
Nella prospettiva studiata in quei tempi l'obiettivo era quello di riempire di contenuti reali il Parco, infatti c'erano precisi riferimenti al modello ed alle cose da conseguire, ma, anche di superare con un'escamotage giuridico basato sull'attuazione della specialità statutaria sarda la legge quadro nazionale vincolistica e centralistica.
E' chiaro che lo stravolgimento totale di quell'idea che superava dal basso la legge quadro sui parchi la norma regionale L.R. 31/89, determinò la non adesione di Gairo ed altri centri che sin dalle origini anche con mille battaglie hanno avuto una posizione precisa e di rifiuto dei parchi inquadrati in quella normativa!
Ora il Sindaco Cugusi lega al presunto scetticismo ed alla scarsa informazione non seria e corretta il rifiuto ad aderire al Parco di Gairo ed altri centri, invitando i Sindaci dei Comuni non aderenti a fare la dovuta informazione! E' una colossale fesseria! Infatti, a Gairo si sono state fatte negli anni un'infinità di riunioni, si sono attivati Comitati e Movimenti, si è partecipato a centinaia di riunioni in tutto il territorio sardo, si sono fatti ricorsi e battaglie rimaste nella storia dell'opposizione al Parco del Gennargentu ed agli attuali modelli di parco regionale! Ancora: si sono fatte tantissime delibere e discussioni in Consiglio Comunale e Giunte! Sono partiti cittadini a visitare in diverse occasioni altri parchi in Italia e in Europa! Si è studiata ed approfondita la materia con l'ausilio anche di esperti costituzionalisti. Questa non è disinformazione, ma profonda conoscenza della materia così come molto probabilmente non v'è nelle comunità che hanno aderito all'attuale Parco! Che, come capitato altrove, rischiano di risvegliarsi con un'amara sorpresa!
Cugusi poi sottolinea che l'intesa porterà ad una legge istitutiva da realizzare sulla base della specificità dell'area che dev'essere condivisa dalla gente e che consenta alle comunità una gestione diretta per perseguire sviluppo e crescita dei territori. Nulla da eccepire sugli obiettivi che si condividono, ma la strada non è praticabile ed è una colossale illusione affermare che dall'intesa si possa pervenire ad un legge istitutiva del Parco che consenta di far gestire il Parco ai Comuni superando d'un colpo vincoli e centralismi!
Infatti, attualmente la legge che porterà al Parco dei Tacchi non puo' essere adattata alle esigenze dei Comuni, ma al contenuto rigidissimo della L.Q.N. 394/91 e la L.R. 31/89, le quali, basta leggerle, sono sufficientemente chiare: esistono una marea di vincoli che non consentono di svolgere la caccia, la raccolta dei funghi, l'allevamento, le libere passeggiate nel parco senza essere accompagnati da una guida o dalle guardie, la realizzazione di opere ed attività varie utili al privato ed alle comunità, le attività forestali se non quelle esclusivamente di pulizia del sottobosco (bel futuro per i cantieri forestali!), ecc. ecc. Insomma, vincoli esasperanti che si aggiungono a quelli già esistenti e che contribuiranno in modo definitivo ad imbalsamare i nostri territori ed a far scappare definitivamente i giovani per ‘impossibilità di poter generare sviluppo e lavoro! Si gioverà del Parco solo il Comune capoluogo dello stesso, per quel minimo di centralità che avrà in termini di visite così come capita a Pescasseroli in Abruzzo, ma gli altri centri saranno condannati a morire (in Abruzzo per esempio questa è la sorte che si vive ad Alfedena, Scanno, ecc.). Si realizzeranno un pugno di posti di lavoro assistiti ed a tempo e una guardia forestale ogni 1000 ettari, in cambio della scomparsa di alcune attività che oggi sopravvivono pur con fatica e si creeranno i presupposti storici per un territorio condannato definitivamente all'assistenza e senza alcuna possibilità di potersi auto sostenere se non con irrisori trasferimenti regionali che non serviranno se non per mantenere gli organi di gestione del Parco!
Insomma, un modello prettamente assistenziale che nello scenario globale e col taglio di risorse è destinato a morire ancor prima di nascere, in cui anche l'utopia del controllo gestionale in capo ai sindaci è palesemente in contraddizione con la legge quadro: infatti, i sindaci risultano in minoranza e a comandare sono i soliti nominati dai soliti palazzi del potere di Cagliari (o da Roma) che risponderanno alle solite lobbies universitarie, del mondo accademico ed ambientalista metropolitano, certo non alle comunità locali! D'altronde, quanto visto in altri Parchi con i Sindaci perennemente condannati a inseguire chi gestisce realmente ed ha potere è facilmente verificabile anche solo leggendo sugli organi di stampa di altre realtà!
Si è d'accordo che il Parco dei Tacchi dev'essere basato sul coinvolgimento dei Comuni che realmente hanno i Tacchi ed all'appello mancano infatti Seulo, Sadali ed Esterzili, ma, occorre, passare dall'attuale pseudo-parco che evidentemente non è il Parco dei Tacchi, ma il Parco di Quirra con qualche area dei tacchi certamente di pregio, a quello che vivamente si consigliava a Gairo.
Gairo non aderirà a questo Parco. Solo se il Legislatore regionale, come avvenuto peraltro nello Stelvio, eserciterà i propri poteri e si doterà, attraverso i meccanismi si una norma di attuazione dello Statuto Sardo, di una legge regionale diversa dalla 31/89 che superi i limiti del centralismo e dei vincoli esasperanti in un quadro di autonomia,federalismo ed autogoverno del territorio delle comunità locali, si potrà davvero contare su un modello dinamico e virtuoso di sviluppo e crescita capace di far fermare i giovani. In tale logica, ripartendo e riaggregando i paesi che rappresentano realmente l'essenza stessa dei tacchi, si puo' senz'altro ragionare. Evidentemente, questo scenario determinerebbe vantaggi per le comunità, ma anche un diverso baricentro per il capoluogo del Parco che potrebbe benissimo individuarsi se non nella sede geograficamente naturale di Gairo Taquisara, sede peraltro del trenino verde, almeno simbolicamente nel Comune più piccolo dell'area, cioè Ussassai.
In tale prospettiva, Ulassai si ritroverebbe?
Roberto Marino Marceddu

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